La sberla che l’Agcom ha rifilato al Tg3 e che Gubitosi non vuole vedere

Sintesi previa. Do una notizia, anche se a darla avrebbero dovuto essere i giornalisti magari televisivi. L’Autorità per le garanzie delle comunicazioni (Agcom) ha inflitto un solenne richiamo al Tg3, oltre che a RaiNews. Lo ha fatto sulla base di un esposto del sottoscritto. Ormai sono passati quasi dieci giorni. Magari il Tg3 invece di fornire la solita propaganda, avrebbe potuto dare una notizia in esclusiva di cui è pure protagonista: è di fatto sancito e acclarato che è l’organo del Partito democratico, e l’autorità competente gli impone di conformarsi al pluralismo. di Renato Brunetta
7 AGO 13
Ultimo aggiornamento: 21:39 | 12 AGO 20
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Sintesi previa. Do una notizia, anche se a darla avrebbero dovuto essere i giornalisti magari televisivi. L’Autorità per le garanzie delle comunicazioni (Agcom) ha inflitto un solenne richiamo al Tg3, oltre che a RaiNews. Lo ha fatto sulla base di un esposto del sottoscritto. Ormai sono passati quasi dieci giorni. Magari il Tg3 invece di fornire la solita propaganda, avrebbe potuto dare una notizia in esclusiva di cui è pure protagonista: è di fatto sancito e acclarato che è l’organo del Partito democratico, e l’autorità competente gli impone di conformarsi al pluralismo.
Qualche nota.
Sono stanco di avere ragione. E di vedere che l’avere ragione si scioglie nel silenzio generale. Capisco: cose più gravi accadono. Ma ciascuno dovrebbe fare la sua parte. Invece accade che la Rai, legata da un contratto di “pubblico servizio” non solo evita un confronto serio, ma si prende gioco non dirò della mia trascurabile persona ma dell’Autorità di controllo, del Parlamento e alla fin fine dei suoi padroni, tramite Tesoro e tramite canone, cioè i cittadini.
Ho fornito numeri, testi di legge, precedenti. L’Authority mi dà ragione. Si agita. La Rai, nelle persone dei suoi vertici, risponde con una nota lapidaria che in napoletano tradurrei con una pernacchia o fascisticamente con un me-ne-frego.
I lettori paragonino due testi che qui mi permetto di sintetizzare.
Punto primo.
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) con una delibera dura e pura dice che Il Tg3 e Rainews sono “squilibrati” (“presenza di squilibri nei tempi fruiti dalle diverse forze politiche”). In particolare viene premiato alla grande il Partito democratico ed emarginato il Popolo della libertà. “Richiama” perciò la Rai all’ordine. Tecnicamente si chiama proprio così: “Richiamo”. Cara Rai, o ti metti in riga nel prossimo trimestre, e Tg3 e Rainews ripristinano un autentico pluralismo, altrimenti procediamo (30 luglio 2013). Lo fa a seguito di un mio esposto in cui chiedevo per il Tg3, così come già proposto per altre trasmissioni di Rai3, il rispetto di norme e contratti.
Punto secondo. La Rai risponde alla mia interrogazione sul medesimo argomento (Tg3 e pluralismo mancato). Anzi non risponde. Prima si nasconde dietro un’affermazione “in linea generale”. Scrive al Parlamento, si suppone a responsabilità del direttore generale Gubitosi e del presidente Tarantola, anche se la firma non c’è: “Con riferimento ai Tg Rai nel complesso ‘i dati sul pluralismo mostrano un sostanziale equilibrio’”. Continua: per quanto riguarda il Tg3 è vero che abbiamo pagato una multa di 30 mila euro per mancata par condicio in campagna elettorale. Ma non è giusto. E abbiamo protestato e protesteremo ancora. Infatti nelle settimane seguenti semmai si è favorito il Pdl. Per il resto, caro Brunetta, picche! Infatti, “se si considera l'intero arco temporale cui fa riferimento l'interrogante, cioè gennaio 2013 giugno 2013, si sottolinea come l’Agcom, chiamata a pronunciarsi dall'On Brunetta su un esposto sempre attinente al pluralismo nel TG3, non abbia ritenuto di dover aprire alcun procedimento”. (31 luglio 2013).
Si notino le date. La Rai aveva preso visione della delibera n.672 dell’Agcom. E ne dà prova con la frase finale. “Si sottolinea” che l’AgCom non ha dato nuove multe, non ha punito, eccetera. Si tace, con un espediente da Pierino all’asilo, la cosa più semplice del mondo, la verità elementare e onesta. Poteva e doveva scrivere così Gubitosi, o il funzionario di secondo livello delegato a tenere i rapporti con quella cosa obsoleta che è il Parlamento: l’Agcom ci ha trasmetto un richiamo perché rimettiamo a posto gli squilibri. Noi abbiamo altri dati, ma ci adeguiamo, perché le sentenze si eseguono e non si commentano.
No. La Rai finge che non sia successo nulla, ritiene senza peso le delibere dell’AgCom, le tratta come inutili fogli riempiti per giustificare lo stipendio dei garanti. E le interrogazioni sono guardate come gli esercizietti degli alunni ripetenti, o al più divertissement di deputati sfaccendati.
Dunque? a) Sono stanco di avere ragione, se poi le decisioni non diventano esecutive e scivolano sui mantelli piumati dei boiardi come pioggerella da cui scuotersi con indifferenza. b) Occorre rompere questa cappa di acquiescenza dinanzi arroganza dei manager della Rai.
Qui non si tratta di dire cose ovvie. Che esiste una linea editoriale. Che c’è libertà di costruire come si crede il racconto dei fatti e la loro gerarchia. Ci mancherebbe. Ma la questione è che i numeri rivelano il pregiudizio, la falsificazione preventiva. E questo è inaccettabile sempre, tanto più quando c’è il dovere ulteriore di rispetto di un contratto di “servizio pubblico”, che impone la salvaguardia dei colori del panorama politico italiano senza intervenire con il pennarello della tinta preferita (il rosso).
Trascrivo qui, per chi voglia paragonare la realtà attinta dall’Autorità garante con l’omertà programmatica della virgolettata e citata risposta al Parlamento da parte della Rai.
a) marzo 2013: il Pd ha fruito di un tempo pari al 25,12 per cento, il Pdl pari al
16,13 per cento, il Movimento cinque stelle pari al 21,68 per cento;
b) aprile 2013: il Pd ha fruito di un tempo pari al 40,51 per cento, il Pdl 12,73 per cento, il Movimento cinque stelle pari al 13,53 per cento:
c) maggio 2013: il Pd ha fruito di un tempo pari al 29,3, il Pdl il 12,40 per cento, il M5s il 10,99 per cento.
Laddove si consideri il dato aggregato del trimestre relativo a tutte le edizioni del notiziario risulta che il Pd ha fruito di un tempo di parola pari al 33,23 per cento del totale, il Pdl pari al 13,58 per cento, il Movimento 5 stelle pari al 15,09 per cento.
E la Rai dice, dopo aver letto questi numeri: pluralismo rispettato, osservazioni respinte. Ma come si fa a essere così sfacciati? Se un dipendente rispondesse alle osservazioni del direttore generale con questo tono e questi argomenti che succederebbe? Gubitosi, lei che ha esperienza, può farcelo sapere? Non ha nulla da rettificare? E l’Autorità garante accetta di essere così menata per il naso dinanzi al Parlamento? O no?
di Renato Brunetta